LIBERAMENTE TRATTO DA MACBETH di WILLIAM SHAKESPEARE-
RIPARTIRE DAL CORPO, RIPARTIRE DALLA RELAZIONE FISICA E DANZATA PER INDAGARE LA NATURA DI UNA DELLE COPPIE PIU’ CONTROVERSE E DISCUSSE DELL’ OPERA SHAKESPEARIANA…MACBETH E LADY MACBETH.
Spettacolo teatrale replicato in numerosi teatri e spazi performativi italiani.
Nella solitudine della lotta per la vita, in un’epoca in cui l’identità di un popolo si misura con il sangue versato dal nemico a segnare i confini del proprio regno, i “Macbeth” si mettono in luce come gli eroi negativi per eccellenza della prosa shakespeariana. La scelta di raccontare l’ascesa e la caduta dei due coniugi è legata alla volontà di sondare alcuni degli aspetti più oscuri della natura umana, per dare una rappresentazione dei confini oltre i quali l’uomo nega se stesso, allorché annienta i suoi simili per soddisfare i propri desideri. Le azioni senza ritorno contenute nell’opera, rivelano quella sete di cieca affermazione che sovverte lo stato naturale delle cose e supera i limiti dell’ immaginazione, deformando la realtà in incubo, l’inconscio in sovrannaturale, il sorriso in un assassino nascosto tra il mondo.
La scelta di raccontare l’ascesa e la caduta dei due coniugi shakesperiani risiede nel desiderio di indagare gli aspetti più oscuri della natura umana, rappresentandone i confini. Oltrepassare tali confini significa negare l’essenza stessa dell’umanità, quando l’uomo annienta i suoi simili per soddisfare le proprie ambizioni di potere.
Nell’oscura selva delle proprie fragilità, le anime di Macbeth e Lady Macbeth si intrecciano come rami rampicanti di velenose edere, pronte a tutto pur di alimentare e sostenere le loro brame. L’uccisione del proprio re, simbolicamente anche figura paterna, spezza l’ordine riconosciuto della vita e la sua armonia, inaugurando una discesa verso il caos.
Le vicende di questa “coppia nera” non si limitano ad essere narrate: si imprimono nell’animo dello spettatore attraverso suggestioni musicali, fisiche e vocali. Questi elementi trasfigurano l’azione scenica, incarnando una sete di potere che si traduce in perdita e follia nel progredire del racconto, fino al suo atto finale.
“Umanità dolente, che sottratta all’essere umanità dolente e restituita al non essere più umanità dolente, entra ed esce dalla scena… mentre la vita ti lascia una sola scelta…” (Macbeth, W. Shakespeare)
Lo spazio scenico è un luogo intimo, abitato soltanto dai due personaggi e dai loro oscuri ardori. Uno spazio disarmato, così come disarmati sono i corpi e le voci degli attori-danzatori, intenti a raccontare una vicenda umana che si ripete, superando epoche e civiltà nel fluire del tempo.











Crediti
| Di e con | Alessandra Dell’Atti |
| Drammaturgia | Alessandra Dell’Atti |
